Anteprima di Passi Paesi Parole 2019

Sabato 20 luglio 2019, nella piazza del Castello di Filattiera, alle 18.30, una «anteprima» di Passi Paesi Parole 2019: saranno con noi Marino MaglianiMarisa Salabelle e la sindaca di Filattiera, Annalisa Folloni. Con loro parleremo di libri, della collana Appenninica pubblicata da Tarka e del programma 2019 del nostro festival a Lusignana. (A seguire, aperitivo in piazza offerto dal Comune di Filattiera.)

Le edizioni precedenti di Passi Paesi Parole hanno fatto nascere una serie preziosa di conversazioni, che sono continuate nel tempo, anche a distanza, fra quanti sono stati ospiti, gli organizzatori e quanti hanno partecipato. Fra le idee nate durante queste conversazioni, una in particolare è maturata fino a concretizzarsi: l’idea di una collana di libri dedicata agli Appennini (in generale, non solo al nostro tosco-emiliano), aperta alla narrativa ma anche a diari di viaggio, reportage, saggistica. La collana si chiama Appenninica, è pubblicata dalle edizioni Tarka di Mulazzo (siamo sempre in Lunigiana) e si presenta proprio in questi giorni con il primo volume, L’ultimo dei Santi, scritto da Marisa Salabelle – un romanzo dalle tinte gialle la cui vicenda si svolge in un borgo appenninico ormai quasi spopolato…

La nuova collana è diretta da Paolo Ciampi (che ha partecipato a tutte le precedenti edizioni di Passi Paesi Parole e ha promesso di essere con noi anche quest’anno) e Marino Magliani (che ha preso parte alle edizioni 2017 e 2018).

Neanche a farlo apposta, quest’anno il libro che Marino Magliani ha da poco pubblicato con Chiarelettere (Prima che te lo dicano gli altri) è entrato nella sestina finalista del Premio Bancarella, che verrà assegnato a Pontremoli il 21 luglio. Non sappiamo se Marino sarà il vincitore, ma entrare tra i finalisti è già un bel risultato; il 20 luglio, giorno prima della premiazione, noi lo festeggeremo comunque (sperando di portargli magari un po’ di fortuna).

Il giorno prima ancora, il 19 luglio, alle 21.00, ci sarà un altro incontro con Marino Magliani a Barbarasco, nel parco: altre informazioni a breve, attraverso la pagina Facebook di Passi Paesi Parole.

Racconti di Lunigiana – 4

di Francesco Rossi

Un cielo stellato

“Le stelle come a Lusignana non si vedono in nessun’altra parte del mondo!”

Con questa perentoria affermazione zittivo e incuriosivo un gruppo di amici che, col naso all’insù, stavano osservando con me la volta celeste, ritornando verso casa dopo una breve passeggiata a Gressoney St. Jean, una fresca sera di agosto, la scorsa estate.

E già il ricordo corre ad altre lontane passeggiate serali, tra Posponte e Vignolo, lungo il serpentone di asfalto che taglia i verdi prati di Lusignana.

“Vedete quella stella lassù, sopra il “Castan Grosso”, la più luminosa, è la Stella Polare… e da lì guardate verso l’“Arpa” e vedrete il timone del Grande Carro… e poi li più in basso il Piccolo Carro.”

Con queste parole l’ingegner Parodi ci mostrava una voluminosa volta celeste, fermandosi ai bordi della strada, mentre rane insonni ci tenevano compagnia, gracidando senza sosta.

E noi ragazzi (mio fratello Emanuele, io e i suoi tre figli) con curiosità cercavamo di riconoscere tra mille e mille luci, apparentemente tutte uguali, la più brillante, la Stella Polare appunto, osservando incantati un tale meraviglioso spettacolo.

* * *

“Ma voi ragazzi, avete mai osservato un cielo stellato e quali sono stati i vostri sentimenti in quel momento?”

Così padre Giuseppe Lazzaroni (professore di Letteratura Italiana al Liceo Classico Calasanzio dei Padri Scolopi in Genova Cornigliano, un tipo in gamba) ci sollecitava per farci intuire, se non capire, la poetica mi pare del Leopardi, se la memoria e soprattutto la sensibilità letteraria non mi ingannano.

Sul momento queste parole mi parvero una sorta di espediente per stimolare una discussione a scopo didattico e lì per lì non ci diedi peso, finché una sera ebbi modo di osservare finalmente un cielo stellato.

Quell’anno, come ogni estate, avevo dato la mia piena disponibilità ad aiutare il G.S.C.L.(Gruppo Sportivo e Culturale Lusignana) nelle manifestazioni estive e particolarmente mi distinguevo come cameriere nei prati prospicienti la scuola.

Dopo una serata particolarmente pesante, al servizio di due comitive di persone, mi avviavo verso casa, stancamente; come sempre non avevo con me una torcia elettrica, da molti ritenuta indispensabile per camminare agevolmente al buio tra mulattiere e sentieri.

Non ho mai avuto paura del buio, neanche da bambino, e il camminare notturno tra ostacoli invisibili mi ha sempre affascinato, stimolando la mia perenne ricerca di sfide.

Quella notte non mi fermai come al solito alla porta della veranda ma proseguii, quasi una forza misteriosa mi spingesse verso un non so che di altrettanto misterioso: imboccando lo sterrato sopra casa mi avviavo con passi lesti ma circospetti verso la strada per la “Colletta”.

Ero già piuttosto avanti, quando l’ennesima storta mi costrinse ad un breve riposo forzato, seduto ai bordi della strada, su quello che aveva tutta l’aria di essere il limite ultimo di un prato: massaggiandomi la caviglia, mentre tentavo movimenti di flesso-estensione e di lateralità dell’articolazione, lo sguardo si volse per un attimo all’insù.

Quella sera il concorrere di fortunate circostanze, tra le quali non ultimo il mio stato d’animo più contemplativo del solito, contribuirono a creare quella che oserei definire la condizione ottimale per entrare in sintonia con un cielo stellato.

L’assenza della luna, l’aria tersa e la distanza da grossi centri abitati (anche le ultime luci del paese, quelle della festa appunto, erano ormai spente da un pezzo), creavano e creano le condizioni ideali per guardare quello spettacolo meraviglioso che ogni notte si ripete, sempre uguale, sempre diverso, in ogni parte del mondo.

In Italia per ragioni climatiche, geografiche e di densità urbana, le due regioni più adatte alla visione notturna della volta celeste pare siano la Valle d’Aosta e la Sardegna: balle galattiche!! Vi assicuro che l’Appennino, e in particolare il nostro tratto tosco-emiliano, offre le stesse opportunità, o forse è ancora meglio!

Quella notte, per osservare meglio, decisi di sdraiarmi più comodamente sul prato, sfidando l’umidità della terra e l’escursione termica notturna.

Osservando il cielo, le ansie, le inquietudini, le gioie, i dolori che scandiscono ogni attimo della mia, della nostra vita, per un attimo si dissolsero, quasi ingoiati da quella miriade di corpi celesti, perduti in una moltitudine di galassie, lassù nell’universo, come se io, se tutti noi, altro non fossimo che microscopici puntini in un minuscolo spazio di un piccolissimo pianeta, di una lontanissima galassia, persa nell’universo.

Subito un senso di pace si impadronì del mio cuore, mentre i miei occhi scrutavano attenti alla ricerca di una stella cadente, presagio di lieti avvenimenti.

Questo momento magico, quasi irripetibile, da sempre cercato e forse solo sfiorato, di profonda serenità non durò che lo spazio di una lunga scia luminosa che si accese verso Oriente, subito seguita da altre che sembravano voler terminare il loro cammino sui tetti delle prime case di Vignolo.

Il tumulto di un’anima inquieta reclamava insistentemente spazio, volendo instradare verso eventi che avrei voluto fortunati, quelle scie scintillanti che illuminavano il buio della notte di San Lorenzo.

Un dualismo interno tra due forze ugualmente agguerrite, si dipanò allora e si dipana ancora oggi sotto gli occhi attenti di astri lontani: nessuno dei due contendenti riuscì e riesce ad avere la meglio, in questa mia, nostra, eterna tenzone.

Da una parte la ragione, la razionalità che osservano il cielo stellato come un fenomeno della natura, con gli occhi curiosi e attenti di un uomo di scienza, dall’altra il sentimento, l’irrazionalità che vogliono piegare alle proprie aspettative la scia di luce prodotta dal cozzare di meteoriti contro l’atmosfera terrestre… “Se vedi una stella cadente esprimi un desiderio, vedrai che si avvererà…” Così ci hanno insegnato da sempre adulti, forse solo più illusi di noi.

Un brivido lungo la schiena, appoggiata da troppo tempo sulla terra umida, mi riporta per un attimo indietro alla mia formazione cristiana: “Ovunque il guardo ho posato, immenso Dio ti vedo!”

Con questo pensiero nel cuore mi alzo infreddolito e ripercorro a ritroso la casa di casa.

Un richiamo insistente mi porta da allora su un prato, a osservare sdraiato il cielo stellato (guarda un po’, ho fatto anche la rima!) la notte di San Lorenzo e altre in agosto a Lusignana.

“Francesco, senti, è molto tardi, noi andiamo a dormire”. Così mio fratello e alcuni amici, invitati nel campo davanti casa a vedere stelle cadenti, si congedano infreddoliti, saziati da una scorta infinita di desideri esaudibili.

“Si’, d’accordo vengo tra poco, voglio guardare ancora qualche stella cadente”.

Racconti di Lunigiana – 3

di Francesco Rossi

Ivo il guardiacaccia

“Sai,Tiziano, io tuo zio Ivo me lo ricordo proprio così; mi piace questa lapide, è bella, per quanto possa essere bella una lapide”: con queste parole la mattina del Lunedì di Pasqua di non molti anni fa, mi rivolgevo ad un caro amico in visita con me nel piccolo cimitero del paese, nei “Guercian”.

Già, una lapide, quella lapide di pietra grigia, raffigurante un uomo con la barba, in divisa da guardiacaccia, che cammina con passo spedito, proteso verso alte cime appenniniche.

“Ivo, viene stasera al campo degli Scouts?”: così, nel tardo pomeriggio di una torrida giornata estiva, circa 15 anni prima, invitavo il guardiacaccia al campo Scout di amici genovesi,che avevano innalzato le tende in un bosco di castagni nei pressi della strada per Gigliana, non troppo lontano da un fresco torrente.

“Certo che vengo!”, mi rispondeva entusiasta il mio interlocutore, dandomi appuntamento sulla piazza di Posponte, la sera, dopo il tramonto.

Più tardi un ragazzo e un uomo maturo in divisa da guardiaboschi percorrevano a piedi la strada verso Gigliana: mentre l’uomo parlava il giovane lo tempestava di domande, attendendo le risposte con curiosità: “Perché il sentiero dei matti si chiama cosi?”, e ancora, “Lei ha mai visto il capriolo?”

Ivo, con voce calma e paziente, rispondeva a tutte le mie domande ben contento di poter condividere con qualcuno le sue avventure nel quotidiano peregrinare lungo i sentieri della nostra magnifica montagna.

Per lui essere guardiacaccia più che un mestiere era una passione, un modo di essere e di vivere lungo gli aspri sentieri della vita.

La divisa di ordinanza grigia e i grossi scarponi di cuoio lo facevano sembrare ancora più magro di quanto fosse in realtà; il volto scarno, incorniciato da una folta barba rossiccia, era sovrastato da un berretto, anche lui grigio, con visiera.

Arrivati al campo scout, preso posto al centro di un cerchio di ragazzi,seduti intorno ad un fuoco, il guardiacaccia iniziava a raccontare interminabili storie,nelle quali scoiattoli,caprioli,volpi e cinghiali la facevano da padroni.

La sera si concludeva con un invito e una promessa che veniva puntualmente mantenuta la sera successiva e tutte le altre, fino al ritorno dei giovani a Bolzaneto.

“Lo sai, stanotte un fulmine ha colpito la stalla , gli ha ammazzato la vacca e ha sbalzato Ivo giù dal letto: sai la sua camera è attaccata alla loro stalla.”

Anni dopo in una fresca mattinata di fine settembre, mio padre, di ritorno dalla bottega (dove aveva appena comprato il pane e le sigarette) mi informava sulla disavventura capitata al guardiacaccia la notte precedente.

“E già, era piuttosto forte il temporale di stanotte e i tuoni e i lampi sembravano piuttosto vicini”, affermavo, incamminandomi verso Posponte, per farmi raccontare dal protagonista ciò che era avvenuto e constatare di persona le sue condizioni di salute.

Per fortuna la brutta avventura si era risolta con un grosso spavento e qualche ematoma, qua e là.

Nel pomeriggio alcuni compaesani, improvvisatisi macellatori, vendevano i resti della povera bestia e ogni famiglia, villeggianti compresi, faceva a gara per alleviare, almeno in parte, il danno subito , comprando pezzi di “bovino lusignanese”.

* * *

“C’è Ivo che non sta bene; pensa, mangia pochissimo, non riesce più a ingoiare nulla.”

Questo mi rispondeva mia cugina Giulia, da me interrogata sullo stato di salute dei suoi compaesani, un grigio e freddo sabato mattina autunnale, al mio arrivo in paese proveniente da Genova, 6 o 7 anni fa.

“Ma si é fatto vedere dal suo medico?”, domandavo, cercando di esorcizzare un sospetto, insinuatosi nella mia mente al sentire tali parole.

“Non so, credo che ci debba ancora andare”, continuava mia cugina osservandomi attentamente, per cercare di capire dal mio sguardo i pensieri che affollavano la mia mente.

Nel pomeriggio i tristi presagi di giovane studente di medicina traevano conferma dalle parole e soprattutto dall’aspetto del mio interlocutore che mi confessava come da un po’ di tempo gli riuscisse difficoltoso qualunque cibo solido.

Nei pochi mesi successivi il male, in fase già avanzata, portava a compimento il suo terribile percorso, lasciando dietro di sé una lapide di marmo grigio,nel piccolo cimitero di uno sperduto paese alle pendici dell’Appennino Tosco-Emiliano, tra le provincie di Parma e Massa-Carrara.

“Sai Tiziano, mi piace questa lapide, è bella, per quanto possa essere bella una lapide.”

Venite a Lusignana

Quando a fine estate mi viene chiesto dove ho passato le ferie si ripete ogni anno  la stessa domanda: ma non ti annoi a stare così tante settimane nello stesso posto?

Le due frazioni del borgo di Lusignana

 

A questa domanda ho cercato di dare una risposta, che credo valga per  tutti coloro che come me tornano al paese e spero valga per tutti i lusignanesi nel mondo.

Il paese  è bello, e questo non è un merito nostro ma un regalo che ci è stato fatto e come tutti  i regali occorre conservarlo e mantenerli in buono stato.

Così hanno fatto i nostri compaesani che seppur andati per il mondo – come operai come mio nonno che è morto a 33 anni dopo aver lavorato nelle miniere di zolfo degli Stati Uniti  o come Istitutori alla Corte di Vienna – non si sono mai dimenticati del nostro paese e così  oggi ciascuno di noi cerca di fare altrettanto : conservando una pietra, un campo, tagliando  un albero che è cresciuto troppo si perpetua i il ricordo di chi non c’è. Questo vale in modo particolare per il nostro Cimitero e la nostra Chiesa che con il suo campanile appena restaurato ci invita a sperare nel futuro.

La chiesa di Lusignana, in lontananza

Importante è anche l’esperienza di vita collettiva che si può sperimentare: nessuno è mai solo di fronte alle difficoltà,  che siano la mancanza del  sale o l’assistenza  nella  malattia. Questo senso della comunità ci deriva dalla storia: ci sono i Beni  comuni proprio per permettere a tutti di vivere, c’erano le giornate della comunità destinate al ripristino delle strade o delle Maestà  e anche oggi  cerchiamo di mantenere con un impegno che coinvolga tutti. Abbiamo così degli appuntamenti che sono irrinunciabili da sempre: la festa di San Vincenzo e Anastasio, i nostri patroni, la Madonna del Carmine, San Rocco… e  qualcun altro che ci siamo creati noi, la cena dei lusignanesi,  la gita al Lago Santo, la Messa dell’arrivederci alla Colletta, la Serata al Martinello, ma anche  mostre, dibattiti come si può vedere dal programma di ogni anno.

Fondamentali sono poi i valori che abbiamo imparato e che mi piace condividere : ad esempio è impensabile da noi che chi prende un impegno non lo mantenga , ma è anche impensabile per chi è nato qui vantarsi di un successo, ostentare ricchezza e conoscenza: l’uguaglianza di tutti gli uomini è veramente parte della nostra cultura.

Non a caso Dante dice della gente di Lunigiana – area cui il mio paese appartiene – parlando a Currado Malaspina, nobile del luogo – Canto VIII 118-132

«Oh!», diss’ io lui, «per li vostri paesi
già mai non fui; ma dove si dimora
per tutta Europa ch’ei non sien palesi
?

La fama che la vostra casa onora,
grida i segnori e grida la contrada,
sì che ne sa chi non vi fu ancora;

e io vi giuro, s’io di sopra vada,
che vostra gente onrata non si sfregia
del pregio de la borsa e de la spada.

Uso e natura sì la privilegia,
che, perché il capo reo il mondo torca,
sola va dritta e ‘l mal cammin dispregia».

Noi, ogni anno, tornando qui, cerchiamo di respirare un po’ dell’aria che ci renda poi, per il resto dell’anno, degni di meritare oggi questo giudizio del passato…

Loredana Sarti

Racconti di Lunigiana 2

di Francesco Rossi

Maria

“Maria, aiuto, la mucca ci sta mangiando il maglione!”

Così, urlando preoccupati ed eccitati per la nuova ed inusuale esperienza, io ed Emanuele cercavamo di attirare l’attenzione, mentre una giovane manzetta masticava tranquillamente la manica di un vecchio maglione di lana, osservando con aria stupita il nostro indaffarato e inutile tentativo di strapparle dal muso una così ambita ghiottoneria.

E Maria usciva dalla vecchia casupola di legno e sassi, dove, come ogni pomeriggio, stava mungendo le mucche, lassù al pascolo tra i castagni, nei “Brugeri”.

Con poche parole ci rimproverava per la nostra infantile avventatezza (lasciare oggetti commestibili alla portata delle vacche) e subito dopo, con sguardo rassicurante, ci chiedeva se volessimo una tazza di latte caldo, appena munto.

Mentre le sue ultime parole si spegnevano nell’aria afosa di un pomeriggio di agosto, entrava nella stalla a prendere, con un vecchio mestolo, direttamente dal secchio della mungitura, il latte che ci porgeva, sorridendoci felice e noi, Emanuele ed io, bevevamo con curiosità e gusto questa prelibatezza ricca di proteine e grassi, mettendo da parte tutte le nozioni più elementari di igiene e il concetto stesso di pastorizzazione del latte (che avrei appreso anni più tardi con gli studi di medicina): credo, anzi ne sono certo, di non aver mai gustato in vita mia latte più buono.

Dopo averlo bevuto con golosa avidità, chiedevamo a papà di poterla aspettare per poter ritornare tutti insieme al “Palazzo” per la cena.

Ricevuto l’assenso, entravamo nella piccola casupola in pietra per andare a sedere su sgabelli intagliati nel legno di castagno e osservare felici Maria che, finito di mungere, dentro un grosso paiolo di rame, riscaldato dal fuoco di legna, trasformava il latte in formaggio, servendosi di una sostanza prelevata da una misteriosa bottiglia (che avrei scoperto anni dopo essere caglio).

Così, quando l’afa pomeridiana accennava a diminuire, non era insolito imbattersi in una donna, dal viso abbronzato e il passo deciso, che scendeva verso il paese tenendo per mano due bambini in calzoncini corti e canottiera, seguita a breve distanza dal padre dei due bimbi che chiacchierava con un altro pastore.

Arrivati al “Palazzo” la contadina, appoggiato il corpo stanco su una panca di pietra, attendeva che la cena fosse pronta, parlando con il marito e le cognate.

“Emanuele vieni su che ti lavo!”

Uno dei monelli correva su per le scale, chiamato da una giovane voce femminile, per il bagnetto quotidiano, l’altro, il più grande, le si sedeva vicino, osservandola incantato mentre, con gesti misurati, si sfilava gli stivali per indossare più comodi zoccoli di legno e snodava il fazzoletto scuro annodato sulla nuca.

Allora candidi capelli bianchi, raccolti dietro in una treccia ben curata, facevano capolino tra le rughe della fronte.

Grandi e profondi occhi azzurri risaltavano vivaci al centro del viso bruciato dal sole.

“Vuoi venire in braccio Francesco?”

Raccogliendo l’invito, atteso con infantile impazienza, il piccolo si sedeva felice sulle stanche ginocchia della minuta donna e iniziava con lei un suo personale colloquio a base di “Perché questo?” e “Perché quello?”, tra i sorrisi dei presenti e le risposte argute di Maria.

“Le mucche mangiano quello che trovano, se è buono per loro, e non fanno differenza tra erba e lana di maglioni.”

“Carmelo non era ai Brugeri oggi perché era nei campi a tagliar l’erba per dar da mangiare alle bestie, nella stalla qui sotto, quest’inverno”.

La voce di mia madre interrompeva il colloquio: “Francesco, tocca a te, sali a lavarti!”

Il piccolo, scendendo dalle ginocchia della donna, saliva le scale lentamente, a capo chino.

“Mamma, dopo il bagnetto, possiamo andare dai Carnesecca, mentre aspettiamo che arrivi papà?”

Ricevuto il permesso il mio viso si illuminava felice; dopo un veloce bagnetto ripercorrevo in discesa quelle scale, per andarmi a sedere tra Maria e Carmelo, seduti a tavola per cenare.

Mio fratello mi seguiva e andava a sedersi tra Delina e Palmira.

“La volete un po’ di minestra?”, “Lo bevete un po’ di vino?”

A un nostro sorriso complice mani abbronzate e nodose ci servivano quei cibi semplici che noi mangiavamo usando da soli, con orgoglio, le posate e bevendo quel dito di vino rosso, come solo i “grandi” sanno fare.

“Mamma, noi abbiamo già mangiato giù dai Carnesecca: la minestra a pezzi con dentro anche i pomodori, la patona e bevuto anche il vino!”

Così, ritornando nella nostra cucina, raccontavamo fieri ai nostri genitori; subito dopo, seduti a tavola, cenavamo per la seconda volta, quella sera.

Più di quindici anni sono passati da allora e un giovane studente in medicina bussa ansioso ad una porta grigia, gridando: “Permesso?”.

Due vecchie donne, disfatte nel corpo da anni di duro lavoro, gli si fanno incontro, sorridendo felici, mentre un uomo della stessa età, seduto pensieroso alla finestra, si alza per porgergli la mano.

Il ragazzo li abbraccia e li bacia con tenerezza su una guancia, ricambiato con grande affetto dai tre fratelli.

Tutto nella cucina è rimasto come allora, solo il crepitio di un fuoco di legna, in una grande stufa, a riscaldare i corpi e sollevare gli animi, rammenta ai presenti che la stagione dell’estate è finita.

“La Maria come sta?”, domanda ansioso e curioso il giovane.

L’uomo risponde a capo chino: “Sempre uguale, è di là”.

Con passi incerti varco la soglia della camera, dove la vecchia contadina giace a letto, immobile.

Un timido raggio del pallido sole autunnale illumina la camera, facendosi largo tra le bianche tende alla finestra e va a terminare il suo infinito percorso sul volto ancora abbronzato della donna.

Profonde rughe solcano la sua fronte ampia e rugosa, sormontata dai candidi capelli bianchi.

Al mio comparire Maria pare muovere impercettibilmente le labbra, quasi un sorriso, mentre cerca di dirmi qualcosa emettendo rumorosi suoni inarticolati.

Mi guarda felice e io, stringendole forte la mano destra, la bacio con affetto su una guancia.

“Ictus Cerebri”, questo il nome scientifico di un accidente vascolare, per me piuttosto un’ingiustizia della sorte, che la costringe immobile in questa stanzetta, accudita con amore dai suoi cari.

La osservo lì, distesa in un letto troppo grande per il suo corpo già minuto e ora ammalato, il solo viso scoperto, quel suo viso dolce e ancora sereno, e gli occhi azzurri, i suoi profondi e grandi occhi azzurri che si muovono scrutando dappertutto: tenendo strette nella mente e nel cuore le nostre vecchie, interminabili conversazioni estive esco dalla stanza lentamente con gli occhi bassi, mentre un tumulto di sentimenti di tristezza, di commozione, di affetto si fanno strada nel mio cuore.

Mi asciugo una lacrima che ostinata scende su una guancia e ancora una domanda si fa largo tra i miei pensieri, l’ultima:

“Maria perché questo?”

 

L’inaugurazione del campanile

Le campane a Lusignana sono tornate a suonare.

I lavori al campanile e alla chiesa di Lusignana si sono conclusi, a fine luglio, e il 17 agosto, il giorno in cui tradizionalmente la comunità festeggia San Rocco, si è festeggiata anche la conclusione dei lavori – sul piano religioso con un rendimento di grazie e su quello civile con una presentazione dei lavori svolti, tenuta in particolare dall’ingegner Stefano Nadotti, che ha sovrainteso ai lavori con l’architetto Francesca Santucci, alla presenza del parroco Don Lucio, della sindaca di Filattiera Annalisa Foloni e degli assessori Costa, Longinotti e Tonarelli.

Nessuno aveva pensato di registrare la presentazione, ma una piccola parte è stata ripresa con un cellulare da uno dei dipendenti dell’azienda che ha svolto i lavori. Non è molto, purtroppo, e le riprese non sono perfette, ma… almeno per avere un po’ il “sapore” della giornata, lo abbiamo caricato su YouTube.

Stefano Nadotti ci ha passato del materiale tecnico sui lavori. Lo stiamo elaborando un po’ e lo renderemo disponibile a breve qui.

Racconti di Lunigiana – 1

Di Francesco Rossi

Inizia con questo contributo una serie di racconti di Francesco Rossi, scritti nel tempo sul filo dei ricordi – racconti legati a Lusignana e alla memoria dei suoi abitanti.

 

Lusignana

L’Arpa vista da Posponte

“Sei tornato a casa, e quanto ti fermi?”, così mi accolgono in paese al mio arrivo sulla piazza di Posponte, dopo un breve viaggio da Genova e già lo sguardo si volge a rivedere con gioia e nostalgia, affascinante e brullo, l’Appennino tosco-emiliano, che qui con espressione dialettale chiamano “Arpa”.

Per molte persone certi posti, certi odori, certi sapori assumono connotazioni particolari, sono vestigia presenti della loro vita passata, sono parte integrante non tanto delle loro memorie, del loro vissuto quanto piuttosto del loro stesso vivere, del loro essere.

“Qui Emanuele si è staccato e ha cominciato a camminare da solo”; “lì in quella cucina ci sedevamo io ed Emanuele a mangiare la minestra con i pomodori dai Carnesecca e poi la patona”; “mi è sempre piaciuto andare all’edicola della Madonna nel Martinel, guardare verso il basso la Rocca e ascoltare il rumore del canale che scende sinuoso verso valle, con alle spalle l’Arpa protettrice”; “allora, ragazzi, domattina andiamo a cercare funghi nella Fardana”.

E queste azioni semplici e banali non hanno più alcuna  connessione con il passato, ma sono vive, reali nella nostra mente, ogni volta che attraversiamo quel portone, o entriamo in quella cucina, dove volti abbronzati e aggrinziti ci guardano con gli occhi umidi e il cuore felice, o ancora percorriamo quel vecchio sentiero, tra campi ordinati e cespugli di more, ogni volta che saliamo sulla montagna a cercare porcini, e il passato e il presente si confondono nella persona che li ha vissuti e li vive.

Pochi altri luoghi del mio vivere quotidiano mi fanno provare questa esperienza così come questo sperduto paese alle pendici dell’Appennino, in quel pezzetto di Toscana incastonato tra Liguria ed Emilia.

E a Lusignana ritorno, ogni volta che gli impegni di una vita frenetica e soffocante me lo consentono, a respirare un’aria che sa di cose genuine e semplici, lontano da quel non so che di artefatto e posticcio che caratterizza l’abituale tran-tran di una città del Nord Italia.

Eppure trascorro gran parte della mia vita ai confini della città, in un paese alle spalle di Genova, che, gigante invadente, mi appare dalla finestra a rosicchiare spazio a verdi colline, non potendone rubare al mare.

Nell’alta Valpolcevera sono nato e cresciuto, in mezzo al verde non ancora totalmente soffocato da cumuli di cemento e asfalto: a Geminiano ho trascorso larga parte della mia ancor breve esistenza, ho sofferto o gioito per gli eventi della vita quotidiana, ho plasmato e ancora plasmo il mio essere umano, costruisco il mio futuro.

Nonostante tutto questo, le mie radici infiltrano tenacemente la terra di Lunigiana: molte volte ho cercato una spiegazione e molte sono state le risposte che, di volta in volta, ho trovato.

Che questo mio attaccamento sia atavico, quasi ereditato da avi che in questo meraviglioso lembo di terra hanno portato a termine la loro vita, o sia piuttosto l’obiettiva bellezza di questi posti ad attrarmi? O ancora il carattere delle persone che è un sapiente armonizzarsi di tre – per così dire – anime, la mordace intelligenza dei toscani, la contagiosa cordialità degli emiliani, la timida riservatezza dei liguri?

Questi miei scritti da una parte vogliono essere un tributo alla terra che ha dato i natali ai miei nonni paterni, alla nostra gens, nella più pura accezione latina del termine, terra che io adoro, dall’altra rappresentano il viaggio di un’anima lungo i sentieri della vita, dall’infanzia alla soglia dell’età matura, nella consapevolezza che il nostro essere è il frutto di un lungo, laborioso lavoro di assemblaggio e assimilazione di ricordi, esperienze, conoscenze passate.

 

Gli ospiti di Passi Paesi Parole

Per chi volesse saperne di più, ecco qualche breve “nota biografica” sugli ospiti che saranno presenti a Passi Paesi Parole fra l’11 e il 20 agosto.

Marco Assandri cammina da dieci anni tra Santiago e Gerusalemme, tra itinerari antichi e selvatico, coltivando l’arte di perdersi e farsi trovare dalla Via. Crede nella ricchezza del gerbido.

Fabio Brivio è andato a piedi a Santiago, Roma e Gerusalemme, imparando che l’unica velocità possibile è «a passo d’uomo». Disegna itinerari, preferibilmente su mappe 1:25.000.

Riccardo Canesi, docente di Geografia all’Istituto «Domenico Zaccagna» di Carrara. Vincitore nel 1984 della prima edizione del Premio «Lunigiana Storica» con la sua tesi su «Tipologia agrarie della Provincia di Massa e Carrara», è stato eletto ala Camera dei Deputati nel 1994, poi è stato Capo della Segreteria del Ministro dell’Ambiente. Ha scritto, fra l’altro, un libro molto divertente (ma al tempo stesso serissimo), dal titolo Mucche allo stato ebraico. Svarioni da un Paese a scarsa cultura geografica, pubblicato da Orme/Tarka. Prendendo spunto anche dal suo libro, parleremo con lui di geografia e paesaggio.

Paolo Ciampi, fiorentino classe ’63, è scrittore e giornalista professionista. Ha lavorato per diverse testate come «Il Giornale» di Indro Montanelli, «Il Manifesto» e «Il Tirreno». Con Pagliai Polistampa ha pubblicato molte opere, tra cui Firenze e i suoi giornali (2002), Gli occhi di Salgari (2003, Premio Castiglioncello), Il poeta e i pirati (2005), Beatrice. Il canto dell’Appennino che conquistò la capitale (2008), Una domenica come le altre (2010), I due viaggiatori. Alla scoperta del mondo con Odoardo Beccari ed Emilio Salgari (2010), Le nuvole del Baltico (2012), La prima corsa del mondo (2012). Dal suo romanzo Un nome (ed. Giuntina, Premio Villa Morosin) è stato tratto il lavoro teatrale Un nome nel vento. Ama parlare di libri e paesi del mondo nel suo blog ilibrisonoviaggi.blogspot.com.

Andrea Greci, nato a Parma nel 1978, è fotografo professionista e giornalista pubblicista. Laureato in Storia dell’Arte presso la facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Parma, dopo aver svolto anche attività didattiche e scientifiche in campo storico-artistico, da anni si dedica a tempo pieno a raccontare con immagini e parole le montagne italiane, con un’attenzione costante e privilegiata all’Appennino Tosco-Emiliano e ad alcune zone alpine, in particolare le Dolomiti e la Valle d’Aosta. Ha pubblicato articoli e fotografie sui più importanti periodici italiani del settore («Rivista della Montagna», «Meridiani Montagne», «Montagne 360», «Skialper») e sulla rivista di Slow Food. Dal 2010 collabora con la «Gazzetta di Parma», testata per cui ha scritto ed illustrato oltre cento articoli su alcune zone alpine, sulle valli emiliane ma soprattutto su ogni aspetto dell’Appennino parmense. Maggiori e dettagliate informazioni sul sito http://www.andreagreci.it/contatti.html.

Marta Mancini, laureata in Filosofia presso l’Università di Firenze con una tesi su Max Horkheimer. Si è occupata di formazione manageriale e da alcuni anni ha aperto uno Studio professionale di Consulenza Filosofica. Attualmente è Presidente di Phronesis – Associazione Italiana per la Consulenza Filosofica http://www.phronesis-cf.com/

Marino Magliani nasce in Liguria, in un paesino della Val Prino, in provincia di Imperia, ha vissuto a lungo in Spagna e Sud America e da tempo si è stabilito in Olanda, sul Mare del Nord. Ha tradotto molti autori latinoamericani e scritto romanzi, raccolte di racconti e sceneggiature. L’ultimo suo lavoro è L’esilio dei moscerini danzanti giapponesi. Il suo sito è http://www.marinomagliani.com/

Luciano Pasquali Nato negli anni Cinquanta del Novecento, svolge la professione di chirurgo.
Fondatore della sezione del CAI di Fivizzano ne è stato presidente per 12 anni. A 36 anni la mia prima spedizione alpinistica in Cina ad un settemila, il Muztagh Ata, la seconda vetta più alta del Pamir. In quella occasione la spedizione toccò i 7300 metri. Da allora è stato un crescendo di spedizioni, Nepal più volte, Cina due volte, Mongolia, Tibet Kailash, Tagikistan, Pakistan, Bolivia, Perù, Cile, Marocco. L’ultima spedizione in ordine di tempo ha raggiunto il campo base del Kangenzonga, nel Nepal. Appassionato escursionista non ha dimenticato le nostre montagne scalando tutte le vette delle Alpi Apuane e degli Appennini.

Neri Pollastri si occupa di consulenza filosofica dal 1998 e su questo tema ha pubblicato due libri con Apogeo: Il pensiero e la vita (2004) e Consulente filosofico cercasi (2007). Con Davide Miccione ha pubblicato L’uomo è ciò che pensa (Di Girolamo Editore, 2008). È stato fra i fondatori di Phronesis – Associazione italiana per la consulenza filosofica, di cui è stato per anni Presidente. Oltre che di filosofia, si occupa anche di musica (jazz, in particolare).

Passi Paesi Parole: il programma

È completo il programma di Passi Paesi Parole, che si svolgerà nei due fine settimana 11-12-13 e 18-19-20 agosto.

Lo potete leggere o scaricare in formato pdf.

(E quello che vedete a sinistra è il logo della manifestazione, disegnato da Monica Sala).

Eccolo anche qui di seguito:

Venerdì 11 agosto

  • 18.00: ritrovo a Lusignana, quattro passi, cena e trasferimento a Dobbiana.
  • 21.00 a Dobbiana, Andrea Greci: Sentieri di Lusignana. Con interventi musicali del duo Tommaso Belfiore e Monica Sala (chitarra e voce); a seguire rinfresco.

Sabato 12 agosto, a Lusignana

  • 7.00: Meditazione con Paola Gares.
  • 17.30: Passeggiata e incontro con l’autore: Riccardo Canesi, Geografia e paesaggio di Lunigiana.
  • 19.30 Cena (su prenotazione)
  • 21.00 Neri Pollastri, Marta Mancini: Dall’Ascesa al monte Ventoso di Petrarca al Libro della quiete interiore di Gerd Achenbach. Letture, commenti, riflessioni.

Domenica 13 agosto

  • 7.00: a Lusignana, meditazione con Paola Gares.
  • 17.30: a Lusignana, Passeggiata con l’autore: Marta Mancini, chiacchierando sulla lentezza.
  • 19.30: a Lusignana, cena (su prenotazione)
  • 21.00: a Ponticello, nell’ambito di “Mestieri del Borgo”, Luciano Pasquali: Elogio della lentezza. Passi e parole fra Lunigiana e Monte Everest, con interventi di Marta Mancini, Oreste Verrini, Virginio Sala.

Venerdì 18 agosto, a Lusignana

  • 18.00 e 21.00: Marino Magliani parla del suo L’esilio dei moscerini danzanti giapponesi (ed. Exorma) e Concerto del Laboratorio ABREU, studenti e amici dell’Accademia Musicale A. Bianchi di Sarzana.
  • 19.30: cena (su prenotazione)

Sabato 19 agosto, a Lusignana

  • 7.00: meditazione con Paola Gares.
  • 9.00: Marino Magliani, colazione con l’autore. Chiacchiere a ruota libera.
  • 17.30: Paolo Ciampi, passeggiata con l’autore.
  • 19.30: cena (su prenotazione)21.00: Fabio Brivio e Marco Assandri: due camminatori fra Santiago, Roma, Gerusalemme e Via del Volto Santo, con la partecipazione di Marino Magliani.

Domenica 20 agosto, a Lusignana

  • 7.00: meditazione con Paola Gares.
  • 9.00: Paolo Ciampi, Carlo Pedrocchi, Fabio Brivio, Marco Assandri: colazione con gli autori.
  • 17.30: Carlo Pedrocchi: Come nasce una sceneggiatura.
  • 19.30: cena (su prenotazione).
  • 21.00: Paolo Ciampi, letture da Per le foreste sacreTre uomini a piedi. Carlo Pedrocchi, Statue stele in fumetto.

Parteciperanno anche Dal Libro alla Solidarietà; Tarka Edizioni; Farfalle in cammino; MTB Lunigiana.

Tutta la manifestazione è ad accesso gratuito – tranne le cene, che saranno a pagamento, e solo su prenotazione.

Vi aspettiamo…

Passi Paesi Parole: agosto 2017

Si svolgerà nei giorni 11, 12, 13 e 18, 19, 20 agosto Passi Paesi Parole, un “festival” (in mancanza di un termine migliore) dedicato ai temi del paesaggio “fragile” e al viaggio lento.

Inizieremo il giorno 11 con un “prologo” a Dobbiana, il 12 siamo a Lusignana, domenica 13 inizieremo a Lusignana per poi spostarci in serata a Ponticello nell’ambito di “Mestieri nel Borgo”, manifestazione che si svolge dal 13 al 17 agosto.

Nel fine settimana successivo, saremo sempre a Lusignana.

Saranno presenti autori, filosofi, artisti, “camminatori” che converseranno con noi e ci racconteranno le loro esperienze.

Il programma dettagliato sarà pronto a giorni.